L’Analisi Ceramica

Una delle fonti principali d’informazioni per capire i rapporti commerciali tra Porto e gli altri porti del Mediterraneo é rappresentata dall’analisi delle molte migliaia di cocci, che riempiono il sito e che sono stati ritrovati nei livelli stratigrafici dello scavo. Nell’area accanto all’edificio di forma ellittica, sono stati scoperti numerosi frammenti di recipienti in ceramica di grandi dimensioni, e anfore, che in origine erano importate dalla provincia romana della Tripolitania (l’attuale Libia) e che avrebbero dovuto contenere olio d’oliva.

I diversi tipi ceramici recuperati includono anfore per il trasporto a lunga distanza di olio d’oliva, vino e salsa di pesce; posate fini e grossolane, mattoni e piastrelle, che sono tutti attualmente al vaglio degli specialisti. Molto di questo materiale proveniva da siti antichi in Tripolitania (l’attuale Libia) e in Africa (l’attuale Tunisia), anche se importazioni dal sud della Spagna, il sud della Gallia (Francia), Grecia, Egitto, Palestina e Asia Minore erano anchesse presenti. Al contrario, le ceramiche italiane erano abbastanza rare. La maggior parte del materiale importato era destinato ai mercati di Roma, anche se in alcuni casi era ridistribuito tra gli altri porti del Mediterraneo.

AHRC Amphora Project

Le mappe sottostanti riportano la distribuzione di forni in due delle aree produttive che rifornivano Portus di anfore.

Siti con forni per la produzione delle anfore romane nell’Africa tardo romana (dope Bonifay, 2004)
Siti di produzione (numerati) della Dressel 20 nella valle del Guadalquivir inferiore (dopo Remesal Rodríguez, 1997)

 

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