Relazione 1998-2004

Lavoro sul campo 1998-2004

Questo comprendeva un’indagine geofisica del porto e dell’entroterra ad est del sito su larga scala (Keay, Millett, Strutt & Paroli 2005). Il lavoro è stato finanziato dall’AHRC con l’assistenza della Soprintendenza di Beni Archeologici di Ostia, e si è protratto per molteplici stagioni di indagine (1998, 1999, 2000, 2001, 2002 e 2004).

Tre tecniche d’indagine sono state utilizzate: il rilievo topografico, l’indagine geofisica e la ricognizione. Tutti queste metodologie sono rapide e non distruttive e hanno permesso la ricognizione di una parte estesa del sito, circa 200 ettari, in  lasso di tempo relativamente breve. L’area di indagine è stata suddivisa in quattro zone più ampie e venti aree più ristrette rivelando nuove informazioni sul layout del porto e il modo in cui funzionava durante l’antichità. Nella zona insabbiata del bacino di Claudio sono stati ritrovati una serie di importanti strutture che corrono parallele alla riva fino al Monte Giulio. Intorno al bacino esagonale di Traiano, che è stato riempito d’acqua nel 20esimo secolo, un attento sondaggio tra gli edifici stanti ha aggiunto nuove informazioni sui complessi chiave, come il Palazzo Imperiale e diversi magazzini, e ha anche rivelato l’esistenza di nuove costruzioni come, ad esempio, un tempio sul lato orientale del bacino di Traiano e ha fatto luce su una struttura originalmente riportata da Lanciani ma successivamente  dimenticata, il cosiddetto Foro Olitorio. Le sorprese più grandi giacciono nella zona pianeggiante tra il bacino di Traiano e il Tevere.

L’indagine ha rivelato (1) un importante canale databile a all’età di Traiano che corre dalla Fossa Traiana, costeggia il bacino di Traiano e prosegue verso est fino al Tevere, (2) una strada e un acquedotto paralleli a questa. Inoltre (3) non vi era chiara evidenza di un qualche tipo di porto fluviale nel punto in cui il canale e la strada ha raggiunto il Tevere, così come per le vaste sepolture in tutto. Tutte queste caratteristiche sono state alla base di importanti caratteristiche geologiche che hanno segnato l’avanzamento della costa e che forniscono informazioni importanti sullo sviluppo del delta del Tevere.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *